Sondaggi
 
...
 
Newsletter
 
 
 
sottoscrivi      rimuovi
Friends
 
federnuoto
deepblue

agendaDiana
Invia articolo Stampa articolo
INTERVISTE-PROFILI - 13/10/2009
Incontro con Alberto
2 anni fa nella sua Verona

Riproponiamo in ricordo di Alberto Castagnetti l'intervista realizzata nel novembre 2007.

E’ mattina presto e l’aria è serena, come l’atmosfera che si respira al Centro Federale di Verona: la sagoma di Alberto Castagnetti è stagliata sul piano vasca, intenta a cronometrare i suoi campioni. Alberto è un uomo riservato e schivo, ma estremamente semplice e disponibile nei miei confronti; mentre lui continua il suo lavoro, iniziamo la nostra chiacchierata.

V.: “Chi è un allenatore?”

A.: “Sicuramente deve essere una persona esperta della materia, un ex atleta di medio livello, che lavora quotidianamente per cercare di perfezionarsi, poichè non è mai soddisfatto di ciò che sta facendo, che scambia pareri e opinioni con altri tecnici per crescere e valere sempre di più. Occorre essere pervasi anche dall’entusiasmo, in quanto è un lavoro abbastanza monotono, e se questo scompare gli atleti lo avvertono e si adagiano…
Inoltre bisogna possedere la capacità di comunicare oltre il piano vasca, perché è molto più importante allenare la mente che i muscoli…”

V.: “E tu come ci riesci?”

A.: “Cerco di spronarli e di dire loro le parole giuste al momento opportuno: sono i piccoli dettagli che rendono significativa un’azione. L’atleta si aspetta chiaramente una parola nei momenti difficili, ma anche quando sta bene è indispensabile stimolarli: l’atleta è allenatore-dipendente al 90%, solo alcuni vanno con le proprie gambe e in tal caso si è di fronte ad un agonista vero e ad un risultato sicuro”.

V.: “Qual è il segreto della longevità della tua carriera da c.t.?”

A.: “La buona sorte! Mi piace il mestiere che faccio, non sono mai appagato né di me stesso, né dei miei ragazzi. In più ho avuto la fortuna di allenare dei buoni atleti e porto con me un’enorme passione e voglia di migliorare”.

V.: “Che cosa ti ha affascinato a tal punto del nuoto da renderlo il tuo mestiere?”

A.: “Quando avevo 20 anni sono stato in America e ho potuto vedere le scuole nuoto che qui in Italia non esistevano ancora…Sono tornato a Verona e ho frequentato i primi due anni di ingegneria, ma poi nuotare e studiare il nuoto mi piaceva e mi coinvolgeva più di ogni altra cosa, così sono andato a Padova da Dennerlein e con il suo aiuto ho costruito la prima piscina a Verona; come tutti ho iniziato ad insegnare ai bambini e da lì è cominciata la mia crescita tecnica ed umana, continuando ogni tanto a ritornare in America per aggiornarmi…il resto poi è storia”.

V.: “Sei definito da molti un uomo carismatico: che cosa rappresenta per te il carisma?”

A.: “Non mi ritengo una persona particolarmente carismatica.
Carismatico è un direttore d’orchestra o un artista…Essere carismatico significa sapere comunicare positivamente con la gente”.

V.: “Quale è stata la tua maggiore soddisfazione come atleta e come c.t.?”

A.: “Dopo le Olimpiadi di Monaco del 1972 in cui non ci qualificammo pel la finale con la staffetta, direi i Mondiali di Belgrado dell’anno successivo, in cui arrivammo settimi e la Calligaris vinse gli 800 sl. Come c.t. spero che la soddisfazione maggiore debba ancora arrivare…!”

V.: “Come definiresti i tuoi atleti del passato e del presente? Da Gleria e Lamberti a Fioravanti e Brembilla, da Rosolino a Marin e alla Pellegrini?”

A.: “Sono atleti molto diversi fra loro, gli ultimi hanno una maturità agonistica più spiccata, in ragione del fatto che sono maturato anch’io e trasmetto maggiore tranquillità e fiducia. Ai tempi di Lamberti era lui che ne dava a me, invece ora sono io che rassicuro gli atleti e trasmetto forza e serenità per affrontare al meglio la gara.
Più un allenatore gestisce bene la preparazione, più l’atleta cresce meglio”.

V.: “ Quale è stata la molla che ha fatto esplodere l’Italia quale potenza mondiale nel nuoto dopo Sidney?”

A.: “A Sidney siamo andati con un vero e proprio squadrone compatto trascinato da un leader come Brembilla: quando siamo stati in Australia eravamo tutti al 100% e la medaglia di Fioravanti il secondo giorno di gare è stata un’iniezione tale di fiducia ed energia da scatenare le altre medaglie e grandi prestazioni.
Quando l’ambiente capisce che è protagonista e che nessuno è inarrivabile, allora cambia la mentalità e da allora il nuoto italiano è rimasto ad un livello elevato, senza dimenticare il grande lavoro fatto dai tecnici delle varie società a livello locale”.

V.: “Dopo Atene il Centro Federale di Verona doveva chiudere, invece ora gli atleti fanno a gara per venire ad allenarsi qui con te, come lo spieghi?”

A.: “Diciamo che la chiusura del Centro era stata proposta più per un discorso economico di affitti da rinnovare che altro… Abbiamo poi deciso di ripartire con un gruppo di giovani che ha dato poi vita a quello eccezionale di oggi, in cui si respirano entusiasmo, gioia e passione per ciò che si sta facendo e per questo motivo si lavora bene e molti atleti desiderano venire qui.
Se poi aggiungiamo uno staff di medici e fisioterapisti che controllano gli atleti a tutto tondo, dal punto di vista alimentare, fisico, psicologico (e scolastico fino allo scorso anno), si crea una struttura affiatata e determinata.
Non ci sono segreti, ma tanto metodo. Forse la mia più grande qualità è quella di riuscire a trasmettere la partecipazione agli atleti. Il risultato dipende dalla stima che nasce dalla condivisione di fatiche e difficoltà.
Tutti qui vogliono vincere, quindi ci si adegua a tale mentalità dando il massimo in ogni seduta di allenamento”.

V.: “Conta di più il talento o il sacrificio unito alla volontà per vincere?”

A.: “Il sacrificio!
Il talento non si può allenare e da solo non porta a grandi risultati, invece la capacità di lavorare si può migliorare…Se la persona è dotata di entrambe le qualità allora si è di fronte ad un campione”.

V.: “Come vedi Pechino per gli azzurri?”

A.: “La squadra italiana è unita, ci sono cinque o sei atleti capaci di gareggiare al alto livello e di lottare per una medaglia, non solo uno… Andiamo a Pechino con ottime possibilità, ma non è ancora chiara la situazione dei nuotatori cinesi, che per me esploderanno.
Abbiamo molteplici chances, ci potranno essere delle belle sorprese come Colbertaldo, poi servirà che tutti i ragazzi stiano bene insieme ad un pizzico di fortuna!”

V.: “Esiste un campione perfetto?”

A.: “Nessuno è perfetto, ognuno ha il suo punto debole, chi era perfetto è stato messo in croce, quindi è meglio non esserlo”.

V.: “Esistono dei limiti cronometrici nella prestazione sportiva? Quali saranno i prossimi da abbattere nel nuoto?”

A.: “Si pensa di sì, ma improvvisamente nasce un fenomeno acquatico che te li distrugge, come Thorpe o Phelps, che con classe, attitudine e volontà hanno segnato dei tempi strepitosi. Credo che il primo muro che cadrà sarà la barriera dei quattro minuti nei 400 sl donne…”

V.: “Che cosa serve per rialzarsi da una sconfitta?”

A.: “L’ambiente, i compagni e l’allenatore devono sapere dare una ragione alla sconfitta e non colpevolizzare l’atleta, che dopo essersi tranquillizzato con fiducia può ripartire come un veliero con alberi gonfi di aria ed energia verso nuovi ed ambiziosi traguardi”.

V.: “Perché molti atleti si allenano in Italia ultimamente? Dove può migliorare la nostra metodologia di allenamento?”

A.: “Credo che il motivo sia soprattutto economico…
Noi dobbiamo migliorare la tecnica della nuotata, in particolare partenza e virata, che determinano la differenza cronometrica nelle competizioni di alto livello.
Occorre anche porre maggiore attenzione alla preparazione delle gambe che sono importantissime per sostenere l’azione delle braccia; è chiaro che se uso le gambe vado più forte, ma consumo di più, se invece fossero allenate bene questo non succederebbe”.

V.: “Allenare significa essere anche un po’ padre dei propri atleti?”

A.: “Non dovrebbe mai succedere.
L’allenatore è una figura cardine per l’atleta, ma quella del padre è distinta e più carismatica, ci deve essere una certa distanza fra le due personalità.
Non va bene entrare troppo in amicizia con gli atleti, perché altrimenti i comportamenti cambiano; l’allenatore deve essere in grado di dare un input preciso, mantenere la disciplina ed essere esperto per ottenere il meglio. Occorrono solamente fiducia e rispetto reciproci affinché il binomio sia vincente”.

Forse è azzardato, ma penso che Alberto possa essere metaforicamente paragonato all’acqua, con cui ogni giorno è a stretto contatto: l’acqua è chiara ed essenziale, proprio come il nostro c.t., semplice nei suoi insegnamenti, ma estremamente attento ad ogni dettaglio, perché è proprio nelle piccole cose che si scoprono i tesori che mai avremmo pensato di possedere.

PHOTO:FEDERNUOTO.IT

 

Intervista video del 18 luglio 09 Rainews - Alla vigilia del mondiale

Veronica/CG
[home page]   [torna indietro]

Share/Bookmark