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INTERVISTE-PROFILI - 29/10/2009
Intervista al Prof. Longinotti
Tecnico del Malaspina

Dopo Di Tora e Orsi, terzo incontro a bordo vasca dalle parti di Casalpusterlengo a cura di Ottavio Donadoni. Questa volta tocca ad un allenatore che a sue tempo è stato definito da Cesare Butini come “er mago lombardo della velocità.” Piergiuseppe Longinotti, tecnico del Malaspina Sporting Club, ha conseguito con i suoi atleti risultati di alto profilo prima in ambito di categoria e quindi in ambito assoluto e ha partecipato negli ultimi tre anni ai principali appuntamenti che hanno visto impegnate le nazionali giovanili. Nell’intervista che segue ci sono delle interessanti riflessioni sul percorso che gli atleti seguono dall’ambito giovanile a quello assoluto.

Ti volevo chiedere prima di tutto come nasce e cresce il gruppo del Malaspina. Puoi ricapitolare la storia che ha portato un gruppo di esordienti a imporsi col passare degli anni ai vertici nazionali assoluti e internazionali di categoria.

Indubbiamente avevamo un bel gruppo di atleti esordienti che sono progrediti nel tempo, trovando un ambiente molto sereno e non esasperato, adatto alla crescita di un atleta. Nel nostro club abbiamo pensato a tutto: dalla palestra con un preparatore atletico che li segue ad ogni seduta, ad una sala dove possono studiare nelle pause tra un allenamento e l’altro, quindi un ambiente molto familiare. Il percorso non è stato sicuramente semplice, però nell’arco degli anni questo tipo di lavoro, l’essere seguiti sempre da uno staff medico con controlli periodici quali esami del sangue per l’affaticamento muscolare e, soprattutto, un ambiente sereno in vasca hanno portato i loro frutti.

Hanno ottenuto degli ottimi risultati a livello nazionale ed internazionale. Lo scorso anno Pizzamiglio ha vinto gli assoluti in vasca corta, mentre a livello internazionale giovanile sono arrivate le medaglie agli europei, staffette da record italiano, staffette da record del mondo juniores, in quanto la formazione comprendeva tre nostri atleti, quindi direi che tutto è progredito bene.

Sicuramente la stagione che affronteremo è la più difficile, in quanto i ragazzi hanno la maturità e ovviamente l’impegno scolastico li distrae dall’attività natatoria, ed essendo stanchi mentalmente con difficoltà riescono ad affrontare e sopportare la fatica in allenamento,etc..
Diventa impossibile eseguire tutti gli allenamenti perchè giustamente devono rispettare i ritmi di studio, anche perché siamo fieri di dichiarare che questa è sempre stato il cardine della nostra filosofia. Quindi siamo consapevoli che questo sarà un anno di transizione che comunque porterà un’ulteriore maturità in ogni singolo elemento.

E’ difficile ogni tanto gestire delle dinamiche in seno ad un gruppo che comprende diversi atleti che magari sono in competizione per lo stesso, importante, obbiettivo? Possono esserci momenti di incomprensione tra gli elementi del gruppo?

Bè, indubbiamente non è sempre facile. Devo ringraziare i ragazzi perché sono bravi, maturi e molto sereni. Qualche incomprensione nel percorso penso sia normale, l’importante, come ho sempre predicato, è rispettarsi, e su questa base si può discutere, ma alla fine si ritorna ad essere sereni, amici, ad uscire insieme ecc… Hanno sempre socializzato molto e condiviso quei pochi divertimenti che la “faticosa” vita dell’atleta ti costringe a fare, ebbene sì se si vogliono ottenere determinati risultati i sacrifici non mancano!! .

Devo dire che cerco di fare l’allenatore “amico”, quello che li prende per quello che sono, che cerca di far capire loro le situazioni difficili aiutandoli ad affrontarle, cerca inoltre di stimolarli nei momenti difficili e di sgridarli e strigliarli quando stanno sbagliando. Cerco di lavorare a 360° per ottenere il meglio di loro e da loro. Devo dire, con grande soddisfazione, che fino ad ora sono riuscito nell’intento. Lo stesso Francesco Broglia che è arrivato lo scorso anno da Parma accettando di affrontare una dura prova come quella di doversi gestire vivendo lontano da casa, si è inserito benissimo, in un solo anno è ormai diventato parte integrante e trainante della squadra. Ha capito lo spirito di sacrificio in allenamento al quale si è adattato subito senza problemi, e il clima di serenità ed unità che si trova sul bordo vasca lo ha aiutato ad affrontare al meglio il cambiamento, perciò personalmente come allenatore lo reputo un grandissimo successo.

Faccio un esempio: Leonardi lo scorso anno ha vissuto un periodo di stasi, che penso tutti gli atleti abbiano nella loro carriera, per sei/otto mesi ha stretto i denti cercando nuovi stimoli, e alla fine ha concluso con la seconda prestazione italiana all-time nei 100sl, 48 e quattro. Quindi, questa è la conferma che se uno lavora ed è sereno i momenti difficili si superano. Devo dire che i ragazzi sono molto amici, sono solidali, si stimolano in allenamento e se la ridono nello spogliatoio.

I tuoi atleti pur essendo competitivi nei 200 trovano nei 100 e nei 50 la massima esaltazione delle loro capacità tecnico natatorie. Come hai maturato questa tua evoluzione che ti ha portato ad essere conosciuto e reputato come un allenatore da velocisti?

La condizione essenziale è avere degli atleti con determinate qualità e capacità.

Questa scelta poi è nata dapprima come un adeguamento agli spazi e all’utilizzo della piscina della nostra sede, poi come l’idea di voler provare ad allenare i velocisti curando molto la qualità del lavoro, i recuperi (che a mio avviso sono fondamentali), e il lavoro in palestra, che per ora è limitato a due sole sedute settimanali, molto intense dai 45 minuti in avanti. Tutto ciò ci ha portato a fare un salto di qualità nel lavoro specifico dei 50 e 100, pur ottenendo ottimi risultati nei 200, vedi Leonardi con 1.49 nei 200sl o Pizzamiglio con 2.01.70 nei 200 misti.

Per allenare i 400 e altre distanze oltre che atleti con determinate caratteristiche, ci vogliono tempo e spazi di cui nella mia struttura non dispongo..

Collabori da diversi anni con tutte le nazionali giovanili, dai ragazzi agli juniores. A tuo avviso cosa potrebbe fare la federazione per agevolare il percorso della carriera di un atleta da un livello di vertice di categoria ad un livello di vertice assoluto? Non scordiamoci che in questa fase c’è un’enorme dispersione. Cosa si può fare per migliorare?

Devo dire che ho vissuto queste esperienze con molto entusiasmo, in quanto penso che la nazionale sia il sogno di ogni atleta, e che, come tale non ero mai riuscito a realizzare. Ci sono riuscito come allenatore e questo mi ha dato nuovi stimoli e una grande carica..

Le nazionali categorie ragazzi penso vadano bene così, forse la categoria juniores è quella da seguire maggiormente.
Quest’anno abbiamo conseguito 30 medaglie agli europei juniores, una cosa che non era mai successa prima d’ora, ritengo quindi che questi ragazzi siano una base importantissima ed una nuova linfa per la nazionale assoluta.

A mio avviso il CT, ma soprattutto la federazione, (in quanto il CT deve sottostare ai mezzi che la federazione mette a disposizione) dovrebbe star vicino agli atleti soprattutto nel primo anno cadetti, quando hanno la maturità. Dovrebbero essere monitorati, visti in allenamento, convocati per brevi collegiali, proseguendo lo studio delle tecniche di nuotata con filmati o test in acqua, in quanto standogli vicino e “coltivandoli” arriverebbero ad avere una nazionale assoluta molto forte.

Un insuccesso nell’anno della maturità può demotivare questi atleti, ma se avessero alle spalle una figura federale che li monitorizza e li segue sarebbe sicuramente molto importante.

In aggiunta a questo sarebbero poi interessanti alcuni programmi come seguire gli atleti durante gli eurojunior, sul modello della nazionale inglese, con filmati, test lattacidi, etc..

Un ultima domanda. C’è un gruppo di 90-91 di velocisti indubbiamente straordinario, credo che nessun altra nazione al mondo lo abbia. A tuo avviso è qualcosa che dobbiamo prendere come casuale e effimero o credi che questi ragazzi potranno nel medio termine portare una 4x100sl assoluta a risultati mai prima ottenuti?

Sono convinto che non sia qualcosa né di casuale né di effimero, perché finalmente si è provato ad allenare i velocisti, lavorando molto sulla qualità, sul lavoro in palestra, e su allenamenti specifici. Diversi anni fa si lavorava solo ed esclusivamente sulla quantità.

Per la federazione questi atleti del ’90 e del ’91 sono un patrimonio importantissimo, e sicuramente si può puntare nel prossimo futuro su una staffetta davvero molto competitiva.

Si tratta di ragazzi giovani che non sono stati assolutamente spremuti, che hanno un grande entusiasmo. L’abbiamo visto con la nazionale juniores dove hanno creato veramente un bel gruppo, dove non ci sono prime donne, ma TANTI singoli, OMOGENEI E FORTI, e la federazione deve puntare su di loro e puntare ad una grande staffetta.

 
CG
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