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INTERVISTE-PROFILI - 30/10/2009
Intervista a Gionatan Menga
T- Manager del Team Lombardia

Quarto e conclusivo appuntamento a bordo vasca a Casalpusterlengo. Dopo Di Tora, Orsi, e Longinotti, si chiude idealmente il cerchio con la figura del manager sportivo, la figura che coordina lo sviluppo e la crescita della squadra agonistica.
Per l’occasione vengono raccolte le interessanti riflessioni di Gionatan Menga, Team Manager del Team Lombardia, giovane realtà societaria in grandissima ascesa un po’ a tutti i livelli all’interno del panorama natatorio nazionale.
Menga illustra da un lato le componenti alla base del successo del Team Lombardia, dall’altro analizza degli aspetti più generali riguardo la gestione delle società sportive nel contesto della realtà italiana.

Come nasce e si sviluppa il progetto Team Lombardia?

Il progetto Team Lombardia è nato nel 2007 da un’idea delle società Sport Management e Nuoto Mgm di volersi unire per poter creare e garantire un futuro per i propri giovani atleti.

Unitesi, queste società hanno esteso il parco atleti con nuotatori a livello di campionati italiani assoluti, seppur ancora appartenenti a categorie giovanili, questo per offrire ai più piccoli la possibilità di prendere coscienza di che cosa significhi nuotare ad alto livello e per poterli ulteriormente motivare e far confluire naturalmente la scuola nuoto nel settore agonistico.

Così facendo lo stesso settore agonistico viene ad essere valorizzato all’interno delle gestioni degli impianti sportivi.

L’intero progetto è ovviamente supportato da due società di gestione di impianti sportivi, di cui una, Sport Management, che ha registrato un importante sviluppo negli ultimi cinque anni. Da qui i numeri molto significativi: a tutt’oggi contiamo all’incirca 25.000 iscritti alla Scuola Nuoto Federale. Un ampio bacino di utenza da cui poter reclutare nuovi bambini all’interno del gruppo agonistico e poter sviluppare, si spera, con i propri allenatori la crescita sportiva dei nostri atleti.

Ad oggi abbiamo circa 400 atleti propaganda e 380 atleti tesserati che abbracciano tutte le categorie, dagli esordienti B fino agli assoluti, in venti impianti del Nord Italia oltre alla sezione di Brindisi, sorta nell’estate 2008 con l’obiettivo di offrire a tutto il Sud Est un punto di riferimento qualificato per la pratica natatoria agonistica.

In sole due stagioni siete passati dalla nascita alla serie B con ottime prospettive di serie A.
Quali sono i vostri obbiettivi a medio e lungo termine sia con la squadra sia con gli atleti più rappresentativi?

Si, in solo due anni sono stati raggiunti dei risultati importanti per la squadra grazie ai tecnici e alla società che ha supportato e motivato i propri atleti. Partendo da zero dopo il primo anno si è potuta disputare la serie C e al secondo anno è arrivata la conquista della serie B. Non nascondiamo che l’obbiettivo principale della stagione è almeno provare ad andare in serie A, anche se non è assolutamente facile sia per il livello della competizione sia per le regole imposte dalla federazione sul numero dei nuovi tesserati che possono essere schierati in formazione, quattro al massimo ogni anno.

Per una società giovane, appena nata, poter schierare ogni anno 4 nuovi elementi rende difficile poter sviluppare in pochi anni un progetto che possa ambire ad entrare tra le prime società italiane.

Non si discute comunque che il nostro progetto rimane legato soprattutto all’attività giovanile, perché siamo ancora una squadra con atleti molto giovani. Lo scorso anno abbiamo vinto la classifica a punti femminile ai campionati di categoria con sette/otto atlete che si sono particolarmente distinte e abbiamo qualificato tre atlete agli europei juniores.

Ritornando ai più grandi lo scorso anno abbiamo qualificato Rudy Goldin agli europei in corta e quest’anno gli obiettivi di medio termine sarebbero quelli di qualificare un paio di atleti agli europei in corta e, auspichiamo, agli europei in lunga.

Nel corso del vostro cammino avete trovato delle società che hanno deciso di unirsi a voi. Cosa ha portato queste realtà a unirsi a voi? Cosa garantite a queste società e ai loro atleti?

Io ritengo che allo stato attuale delle cose, per come si è sviluppato il movimento italiano sia purtroppo impossibile per una squadra che opera in un solo impianto entrare nell’elite italiana. Si possono portare un paio di elementi ai vertici, ma è molto difficile in quel modo poter aspirare a staffette competitive in ambito nazionale giovanile e assoluto.

Il nostro progetto è stato pensato per poter arrivare a risultati di vertice in ambito nazionale sia per quanto riguarda il settore giovanile, sia, in futuro, quello assoluto.

Le società credono nel progetto perché è solido ed è stato ben sviluppato. Vengono offerte a tutti gli atleti determinate specifiche tecniche con allenatori specializzati in diversi settori e si cerca di soddisfarli fornendo loro ciò di cui necessitano.

Vengono organizzati dei gruppi di lavoro e vengono svolti collegiali che contribuiscono a fare squadra e sono molto trascinanti per gli elementi più giovani in termina di motivazioni, impegno, consapevolezza, fiducia in se stessi. Tutto questo “invita” molto altre realtà ad unirsi al nostro progetto.

Non voglio però nascondere che un altro fattore è rappresentato dalla situazione economica attuale che si ripercuote per prima sulle società piccole e rende più difficile per queste ultime motivare i ragazzi, creare un gruppo, trasferire l’esempio degli atleti più evoluti ai più piccoli. Diventa così più frequente l’appoggio a realtà più grandi.

Società che spesso dominano a livello assoluto non riescono a mantenersi ai vertici per molto tempo. Realtà effimere nascono dal nulla, s’impongono per poi scomparire. Questa critica potrebbe riguardare anche voi. Che considerazioni ti senti di fare in merito?

Questo è vero perché le società nascono e spariscono velocemente. Le società che si sono mantenute e continuano a mantenersi ai vertici assoluti del nuoto italiano da parecchio tempo e non solo per 4-5 anni si possono contare sulla punta delle dita.

A livello giovanile è molto più semplice perché il gruppo di atleti può essere interamente costruito in casa, a livello assoluto per poter avere una squadra competitiva c’è bisogno di avere alle spalle una forza economica notevole.

Il mondo del nuoto di vertice per stare in piedi nel tempo ha bisogno di una forza economica di cui il Sistema Nuoto, in Italia, ancora non dispone, mentre in altri sport, in primis il calcio, gli aiuti esterni di sponsor e televisioni rappresentano la principale fonte di sostentamento insieme al merchandising. Altrimenti diventa un mero esercizio di mecenatismo, utili e positivo a livello sociale, ma non in grado di offrire al nuoto un modello economico sostenibile nel tempo. Questa è la difficile sfida dei nostri tempi che, se vinta, garantirà più di 4-5 anni di vita per le società che investono in questa direzione.

Per quanto riguarda il nostro caso specifico stiamo mirando ad un progetto giovane che duri in futuro anche in termini assoluti. Ci siamo costruiti e stiamo ancora costruendo la base giovanile in casa, mentre, per quanto riguarda la prima squadra diventa indispensabile l’acquisizione dell’atleta da fuori, perché non è ipotizzabile sviluppare in soli tre anni un atleta che vada a podio agli assoluti partendo esclusivamente dal vivaio.

Aspiriamo ad alti livelli interamente con le nostre forze perché per ora abbiamo poche risorse provenienti da sponsor, ovvero dall’esterno, cosa che, come detto prima, riguarda un po’ tutto il mondo del nuoto italiano.

E’ indubbio che l’investimento economico da parte delle società è stato notevole e fino a che la gestione degli impianti, che ovviamente viene per prima, lo permetterà, continuerà ad esserlo. In questo senso possiamo dire che ad oggi la crisi economica non ci ha colpiti in maniera significativa e questo ci lascia ben sperare per il futuro.

Avete inglobato nel vostro progetto anche Randall Bal. Quanto pensi sia importante per la crescita degli atleti di categoria l’esempio di un atleta di vertice internazionale assoluto all’interno della squadra?

Randall Bal è una mia scommessa personale sulla credibilità del nostro progetto.

Per i regolamenti stabiliti in passato e che rimangono ancora oggi vigenti un atleta straniero trova in Italia delle condizioni non certo ideali per il proprio ambientamento.
E’ stata un’idea per poter dare ancora più energia per lo sviluppo del nostro programma e per poter motivare il più possibile i giovani atleti dando loro la possibilità di vedere un atleta di livello internazionale.

Poter dare la possibilità ad un atleta straniero di disputare gli assoluti, cosa che già avviene in altre nazioni con dei campionati open, o addirittura poterlo schierare in una competizione a squadre, dove è “la squadra” che gareggia e non il singolo nuotatore, italiano o straniero che sia, significherebbe una grossa apertura mentale a livello internazionale.

Avremmo la possibilità di un confronto più continuo delle nostre specialità più deboli con interpreti internazionali, si potrebbero visualizzare tecniche di gara e di allenamento diverse in modo quotidiano, ci sarebbe un interscambio continuo tra atleta e atleta, tecnico e atleta, e tecnico e tecnico.

Verrebbero impartite delle metodiche diverse in maniera molto più massiccia e intensa rispetto a quando si partecipa ad un seminario con ospiti stranieri, perché in questo caso l’atleta straniero è presente tutti i giorni in vasca e questo comporterebbe la possibilità di effettuare interscambi molto più tecnici e mirati e permetterebbe di sviluppare al meglio alcuni particolari dei nostri nuotatori.

 
CG
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