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INTERVISTE-PROFILI - 30/01/2010
Intervista all'Ing. Sara Giovannoni
L'esperienza di Miami

Never give up!
Mai dubitare delle proprie possibilità: Sara ce l’ha fatta, ha vinto la scommessa con se stessa.
E’ riuscita a conciliare studi e sport ad alto livello e pochi giorni prima di Natale si è brillantemente laureata a Miami presso la Florida International University in Ingegneria Industriale e dei Sistemi (Industrial & Systems Engineering). Non è semplice nuotare e studiare contemporaneamente, dimostrando sempre il meglio, né per il corpo né per la mente.
Sara ha lasciato Modena e i suoi affetti dopo il diploma al liceo scientifico nel 2005: consapevole dei propri mezzi e desiderosa di allargare i propri orizzonti ha cercato una realtà universitaria che le permettesse di unire le sue passioni e non senza sacrifici ha raggiunto i suoi obiettivi, ma si sa che senza fatica e impegno poco si raggiunge.

V.: “Chi devi ringraziare se sei arrivata sino a qui?”

S.: “La mia famiglia, i miei professori del liceo Tassoni di Modena e il mio allenatore di allora, Walter Bolognani, che mettendomi in contatto con Michael Lohberg della FIU mi ha aperto gli occhi su una nuova realtà che poteva essere adatta a me e al mio sogno di crescere sia a livello culturale che sportivo.
Prima di trasferirmi a Miami e iniziare l'università, mi sono allenata per un paio di mesi a Coral Springs con lui, che poi mi ha presentato Noemi Zaharia, olimpionica e mia futura allenatrice.
Li ringrazierò sempre per quello che hanno fatto per me. Non sono solamente dei grandi allenatori, ma prima di tutto sono persone fantastiche e molto ricche dal punto di vista umano".

V.: “E la scelta di Miami da cosa è scaturita?”

S.: “Ho scelto Miami perché è una città varia, è un mix di tutto un pò… Il clima è stupendo, ci sono sempre almeno 28° costanti e per chi come me soffre di asma, allenarsi in una piscina out-door anche d'inverno è favoloso! Inoltre avevo vinto una borsa di studio completa per studiare e nuotare .
Essere pagati per far qualcosa che volevo fare e addirittura per la laurea era un’occasione da prendere al volo! In più l'ultimo anno in Italia non ero soddisfatta di me stessa. A causa degli allenamenti (due volte al giorno) non riuscivo a seguire le lezioni con regolarità. Il solo nuotare stava diventando una ossessione. Sentivo il bisogno di studiare, poiché sapevo già che dopo il nuoto avrei dovuto iniziare a lavorare. A Miami ho avuto la possibilità di conciliare allenamento e studio, fantastico!”

V.: “Pregi e difetti del sistema universitario americano….”

S.: “Il sistema americano è completamente diverso da quello italiano: vivendo “on campus” sono stata vicina a tutte le strutture universitarie, alla palestra e alla piscina. Avevamo una caffetteria sempre aperta e diversi fast food. Non ci si sente mai soli perché gli amici vivevano negli appartamenti accanto al mio. Ovviamente il primo periodo di ambientamento è stato difficile, ma entrare in contatto con tante culture diverse mi ha catapultato in un mondo stupendo, completamente da scoprire!
Un aspetto fondamentale del sistema universitario della Florida è che mentre gli orari degli allenamenti di ogni sport sono fissi, quelli delle lezioni sono variabili e ci si può organizzare al meglio e come si è più comodi.
Quando avevo iniziato l’università in Italia (Ingegneria gestionale a Reggio Emilia), sport e studio non erano compatibili e quindi non riuscivo ad impegnarmi come volevo. Sarebbe opportuno che scuola e sport si avvicinassero, non che si escludano a vicenda perché credo che la formazione sportiva sia importante come quella scolastica”.

V.: “Com’erano i tuoi ritmi di vita al’università?”

S.: “I ritmi erano frenetici: allenamento dalle 5,45 fino alle 7,30 del mattino, pausa colazione dalle 8 alle 8.30, poi di corsa a lezione e ancora in acqua dalle 13 alle 15. Mi sono dovuta abituare ad un pranzo/cena alle 16 e poi ancora a lezione o studio, infine a letto alle 22-22.30. . Il weekend avevamo quasi sempre dei dual-meets durante la stagione agonistica, i rari weekend in cui non avevo gare o ho esami vicini, cercavo di andare al mare per rilassarmi un pò oppure alle spettacolari partite dell’NBA!”

V.: “Negli USA ti allenavi in maniera diversa da quanto facevi in Italia? Se sì, quali differenze ci sono? C’è stato un cambio drastico nella metodologia? “

S.: “Ci sono naturalmente differenze nella metodologia di allenamento. Qui oltre al solo nuotare è rilevante la preparazione atletica a livello completo. Il che vuol dire correre (a volte abbiamo partecipato alla Race for the Cure, mini maratona di solidarietà di 5km), o andare allo stadio di football per correre sulle gradinate, talvolta ci allenavamo con la squadra di pallavolo per potenziare le gambe e durante la pre-season avevamo il beach-practice una volta alla settimana (il che consiste in: corsa sulla sabbia per circa 40 minuti, poi mezz'ora di addominali, flessioni ed esercizi a corpo libero e infine 20 minuti di nuoto nell'oceano)..
La maggior differenza è però nella vasca: qui si nuota in vasca da 25 yards mentre in Italia solitamente mi allenavo in vasca da 50 metri (più del doppio!) e soprattutto nuotare sotto il sole, che per me è energia pura!”


V.: “Quali erano le tue specialità in vasca?”

S.: “La mia gara preferita e quella in cui ho avuto i migliori risultati a livello internazionale erano i 200 rana. (Prima nuotatrice italiana ad aver centrato la finale negli NCAA Championship). Solitamente alle gare importanti nuotavo anche i 100 rana, 200 misti, i 200 stile, i 500 stile (quest'ultima solo in vasca yards) e le staffette 4x100 mista, 4x100 stile e 4x200 stile”.

V.:”Adesso che hai smesso l’attività agonistica, il nuoto resterà comunque a far parte della tua vita?”

S.: “Certamente! Il nuoto mi ha portato a Miami, mi ha regalato opportunità uniche e mi ha fatto crescere. Ora lo terrò per me, come modo per scaricare lo stress del lavoro, come modo per ritrovare me stessa, per rilassarmi, per il puro piacere di sentire il contatto con l’acqua… e avendo la piscina dietro casa, non potrei fare altrimenti!”

V.: “Credi che nulla sia impossibile?”

S.: “Sì! Volere è vincere, come dice anche un certo Michael Phelps! Se una persona crede nelle proprie potenzialità, se si è davvero convinti dei propri mezzi e si lavora sodo, ogni obiettivo è raggiungibile. Dream large and train hard!”.

V.: “Consiglieresti questo tipo di esperienza?

S.: “Direi proprio di si’! Mi sento cosmopolita grazie a questi anni vissuti con un melting pot di razze e culture! Ho allargato la mia visuale abituale di vita, ho apprezzato la diversità delle persone e ho stretto legami d’amicizia con ragazzi di tutto il mondo che magari mi daranno opportunità a lungo termine….”

Il sole della Florida è nei suoi occhi e nelle sue parole, ma il calore e la simpatia di Sara sono tipicamente emiliani! Abbandonare le proprie paure, non mollare mai anche di fronte alle difficoltà, correre qualche rischio e credere in se stessa hanno portato Sara ad una grande soddisfazione e felicità interiore. Ora la aspettano altre sfide, ma certamente saprà vincerle, proprio come quei 200 rana a Pesaro agli Assoluti Estivi del 2004, il suo mio primo ricordo, davvero meraviglioso come lei!


Good luck Sara!

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Veronica (CG)
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