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INTERVISTE-PROFILI - 07/08/2010
Rosso, Boggiato e Turrini
Pre-Budapest '10

Il collega Andrea Masini ha realizzato tre interessanti interviste agli atleti Chiara Boggiatto, Federico Turrini e al loro tecnico Corrado Rosso alla vigilia dei Campionati Europei di Budapest, le pubblichiamo di seguito.Nella foto a lato Rosso e Boggiatto.

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INTERVISTA A CHIARA BOGGIATTO -- La stagione 2009/2010 l'ha incoronata miglior ranista azzurra. Senza sé e senza ma. Dai campionati Assoluti Invernali agli Internazionali d'Italia (''Sette Colli'') l'atleta della NUOTO LIVORNO si è resa sempre protagonista mettendo in risalto innate qualità tecniche.
A Budapest Chiara si presenterà ai blocchi di partenza dei 100 e 200 Rana contribuendo pure alla 4X100 Mista, staffetta in cui l'Italia dovrà dare il mille per mille ''vendicando'' la rinuncia alla 4X100 e alla 4X200 Femminile.
Di carne al fuoco, insomma, ce n'è in abbondanza, così come di ambizione. Dopo tanti successi assoluti, adesso è giunto il momento di una gioia europea.

Tra poco meno di una settimana si comincia a fare sul serio. Pronta?
«Direi di sì. Il lavoro è proseguito nel migliore dei modi, quindi i presupposti per essere protagonista ci sono. Poi ogni gara ha una storia a sé, l'allenamento rappresenta solo una base di partenza, le motivazioni e il carisma, invece, faranno la differenza».

Ai Giovanili l'ultima gara in vista del grande appuntamento. Come è andata?
«Bene, anche se si trattava di un semplice test, un banco di prova utile per studiare la tattica in ogni minimo dettaglio. Avrei dovuto passare più veloce ai 100, ma non importa. Lo farò a Budapest».

100 e 200 Rana. Dove riponi le maggiori ambizioni?
«In entrambe le distanze, non sarebbe giusto concentrarsi su una piuttosto che sull'altra. La differenza, inoltre, è minima. Cercherò di andare forte sia nei 100 che nei 200. Da perdere non ho assolutamente niente».

Ai Mondiali di Roma, però, il miglior risultato arrivò dai 100 quindi...

«E' vero, ma ero reduce da un'annata a dir poco tribolata, diciamo pure da un periodo poco felice. Volevo imparare bene la tecnica, di conseguenza variavo spesso i tipi di carico. Ora la nuotata è fluida e la condizione psicologica mi permetterà di affrontare l'Europeo con la cattiveria necessaria per competere al pari delle grandi potenze».

Chiara Boggiatto ormai ha un curriculum che farebbe invidia a chiunque: dopo 32 titoli italiani assoluti, festeggiare una medaglia europea che significato avrebbe?
«Pazzesco, in quanto l'unico piazzamento in una rassegna continentale risale all'edizione del 2005 (bronzo a Trieste, ndr) in vasca corta».

Allora in bocca lupo Chiara...
«Crepi».


Intervista a Corrado Rosso - E' a Livorno dal 2006, ma è come se ci fosse da sempre. Il dialetto non è cambiato, nelle vene scorre sangue torinese, ma negli anni Corrado Rosso è stato risucchiato dal quel fattore che, specie nello sport, fa tutta la differenza del mondo: la ''livornesità''. Si è innamorato dei pro e dei contro di una città, o meglio, di una società (la NUOTO LIVORNO) che lo ha accolto a braccia aperte. Carattere duro il buon Corrado, schietto, proprio quello che ci vuole per maturare e cominciare a mettersi al collo medaglie di un certo spessore. Sotto la sua ala protettiva Federico Turrini aveva messo le mani sulle Olimpiadi di Pechino, così come Chiara Boggiatto, che dal suo trasferimento all'ombra dei Quattro Mori (2007) ha sempre macinato successi e convocazioni in quantità industriale. Ma non finisce qua, perché i traguardi raggiunti non riguardano solo i due alfieri che da domani scenderanno in vasca a Budapest: impossibile scordare la partecipazione di Giulia Tarquini agli Europei di Istanbul in vasca corta, la crescita esponenziale di Gabriele Detti, la tre medaglie assolute di Martina De Memme e la qualificazione di tutto il team giovanile ai campionati di Riccione. Non c'è dubbio, il merito è in primis dei ragazzi, ma lo zampino Corrado ce l'ha messo. E come se ce l'ha messo. Insieme ad una società fantastica, ad uno staff tecnico di primo livello e a quella famosa ''livornesità''.

Alla resa dei conti Martina De Memme è stata costretta ad abbandonare definitivamente il sogno di salire sul quel benedetto aereo destinazione Budapest. Che ne pensi?
«Personalmente l'avrei premiata, ma devo dire che la Federazione è stata molto gentile e corretta comunicandoci in anticipo l'esclusione con tanto di motivazioni. ''Marti'' è giovane, ha talento e un futuro che potrebbe riservarle una marea di soddisfazioni. Sono certo che arriverà anche il suo momento».

Al contrario Turrini e Boggiatto proveranno a ritagliarsi un ruolo di prestigio. Qual è la loro condizione fisica e mentale?
«Direi buona, ormai è da aprile che stiamo lavorando duro: Federico sta bene, mentre su Chiara ho ancora qualche dubbio. Niente di preoccupante, pure lei salirà sul blocco pronta a dare il cento per cento».

Parlando di nazionale, chi reputi in grado di salire sul podio oltre a Federica Pellegrini?
«A Roma (Mondiali, ndr) l'Italia ha dimostrato forza, carattere e qualità fuori dal comune. E' vero, l'era del costumone è finita, ma credo che gli azzurri siano in grado di racimolare una buona quantità di piazzamenti».

Da quali variabili dipende la rinuncia alle due staffette femminili?
«In questo caso De Memme c'entra poco o niente. Nel caso una chance l'avrebbe meritata Florio (Silvia, ndr). E' un vero peccato che l'Italia abbia rinunciato alla 4X100 e 4X200 Stile Libero femminili, soprattutto se in squadra hai la più forte nuotatrice del mondo».

Nuoto Livorno e Corrado Rosso. Un binomio che nel tempo ha prodotto un bel grappolo di titoli italiani assoluti e una crescita esponenziale dell'intera squadra. Qualche segreto in particolare?
«Uno ''piccolo piccolo'': Livorno. L'ambiente ideale per lavorare bene. Da quando sono qua non c'è mai stato alcun tipo di problema, solo armonia, voglia di migliorare, entusiasmo e quella vena di pazzia tipica dei livornesi che, solo adesso, reputo fondamentale».

E' il momento dei pronostici. Dove arriveranno Chiara e Federico?
«Preferisco esprimere un desiderio che tengo per me. Di certo non andremo a Budapest così tanto per partecipare».


INTERVISTA A FEDERICO TURRINI - Budapest - La storia di Federico Turrini non ha certo bisogno di essere ripetuta in eterno. Anche perché ormai la ferita è stata rimarginata in grande stile. Da dicembre, infatti, ''Turro'' è tornato a ruggire, ad occupare quella poltrona che nel 2008 gli permise di ottenere il pass per le Olimpiadi di Pechino. Agli Assoluti Primaverili nessuno è riuscito a tenere il suo passo nei 200 Misti, ai 50 metri il mistista della Nuoto Livorno viaggiava spedito verso il gradino più alto del podio, conquistato grazie ad un discreto 2'01''57. A seguire un trofeo ''Sette Colli'' (Internazionali d'Italia) sottotono e un bronzo alle spalle di ''mister otto ori olimpici'' (alias Michael Phelps), oltre ad un oro nei 400 Misti, agli Open EDF di Parigi.
Adesso, però, il passato non conta, all'orizzonte c'è un Europeo da vivere con spensieratezza e, magari, da protagonista. Anzi, da sorpresa.

Appena tre giorni. Poi il complesso sportivo Alfred Hajos, sull'Isola Margherita, inizierà a mietere i verdetti. Teso?
«Abbastanza, ma non perché ho paura. Ci mancherebbe. Però credo che affronterò gare molto difficili, ogni errore, seppur marginale, potrebbe compromettere mesi e mesi di sacrifici. Di conseguenza dovrò essere concentrato sin dal riscaldamento e non sbagliare assolutamente niente».

Oltre alla condizione fisica, in kermesse di questo tipo recita un ruolo fondamentale il fattore psicologico. Con quale stato d'animo stati vivendo la preparazione?
«Con un po' di apprensione, anche se adesso sto molto meglio e non vedo l'ora di salire sul blocco».

Ad aprile sei riuscito a dominare i 200 Misti. Ora, però, c'è la ribalta continentale. Obiettivi?
«Purtroppo in Europa c'è una marea di campioni, quindi la mattina dovrò premere subito sull'acceleratore nella speranza di entrare almeno nei primi 16. Poi una volta raggiunta la semifinale sarebbe fantastico compiere un altro step. Lo stesso discorso vale per i 400 Misti, anche se il regolamento prevede subito l'atto finale e in caso di qualificazione di tre italiani, solo due potranno giocarsi il podio».

Per Federico Turrini si tratterà certamente di un Europeo dal sapore speciale. Un motivazione in più?
«Senza ombra di dubbio, dopo un anno e mezzo lontano dal grande palcoscenico fremo dalla voglia di far bene».

200 e 400 Misti. Quale delle due specialità reputi più difficile?
«La mezza distanza è una gara veloce e, forse, quella che si sposa meglio con le mie caratteristiche. Nei 400, invece, un piccolo margine d'errore c'è, ma pure in questo caso occorrerà un condotta precisa e priva di sbavature».

Allora in bocca al lupo Federico...
«Crepi».

 
Andrea Masini(Red. CG)
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