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INTERVISTE-PROFILI - 18/10/2010
Mary T. Meagher
La libellula

Fu da subito soprannominata “la libellula”, per quel suo delfino (ma in questo caso il vecchio termine “farfalla” appare più appropriato) aereo e flessuoso, apparentemente senza sforzo. Mary Terstegge Meagher, nata a Louisville nel Kentucky in una numerosa famiglia di 11 figli (10 femmine ed un maschio), fu da sempre chiamata Mary T. oppure semplicemente “T.” per distinguerla da una sorella di nome Mary Glen.

 

Iniziata al nuoto all’età di 5 anni, all’età di 12 anni già nuotava una farfalla di classe mondiale. Più tardi, ebbe lei stessa a dire “mi veniva naturale; non sono stata io a scegliere la farfalla; è stata lei a scegliere me”.

 

Esplose a livello internazionale il 7 luglio 1979, all’età di 14 anni e mezzo, vincendo i 200 delfino ai Giochi Panamericani di San Juan di Portorico con il nuovo record mondiale di 2’09”77, 10 centesimi in meno di quanto fatto l’anno prima ai Mondiali di Berlino dalla famosa connazionale Tracy Caulkins. Il balzo cronometrico effettuato in meno di un anno dall’adolescente statunitense era immenso: 53° nelle classifiche mondiali l’anno prima con 2’17”80, sul tetto del mondo pochi mesi dopo. Ma il volo della libellula era appena iniziato.

 

A metà agosto – nel corso dei campionati nazionali a Fort Lauderdale, la Meagher in batteria migliorò nettamente il fresco primato nuotando in 2’08”41, in finale inflisse quasi 5 secondi di distacco alla Caulkins e destò immensa sensazione bloccando i cronometri su uno stratosferico 2’07”01. Si pensi che nell’identica gara maschile, quasi la metà dei concorrenti nuotò più lentamente di lei (e stiamo parlando di una finale di campionato americano…).

Vinse nettamente anche la distanza più breve, in 1’00”19, pochi mesi dopo stabilì il record con 59”26, proponendosi quindi come la farfallista da battere ai Giochi Olimpici.

 

Ma alle Olimpiadi di Mosca – causa il noto boicottaggio degli Stati Uniti e di molti altri Paesi Occidentali – Mary T. con tutta la forte compagine statunitense non andò mai. Il nuoto femminile ai Giochi 1980 fu una noia mortale, in quasi tutte le gare i tre posti del podio occupati dalle valchirie DDR, allevate a steroidi.  Le campionesse olimpiche nel delfino furono Caren Metschuck nei 100 (1’00”42) e Ines Geissler nei 200 (2’10”44). Ragazzone possenti, dai muscoli e dalla nuotata maschili, niente a che vedere con la libellula di Louisville che, ai Campionati Assoluti Americani iniziati ad Irvine un paio di giorni dopo la fine dei Giochi sovietici e soprannominati “Controlimpiadi”, si prese la soddisfazione di abbassare nuovamente il primato mondiale dei 200 farfalla portandolo ad uno spettacolare 2’06”37, oltre 4 secondi meglio della Geissler campionessa a Mosca, uno schiaffo morale rimasto ahimè solo tale.

 

Mary T. – forse grazie all’ancor giovanissima età – sembrò accusare meglio il colpo della mancata partecipazione olimpica rispetto a molti suoi connazionali, ed iniziò alla grande la preparazione per l’annata 1981, il suo anno magico. A fine giugno fu ospite festeggiatissima del meeting Sette Colli disputato a Verona, vincitrice ovviamente delle sue gare nonché dei 400 sl. A metà agosto disputò i Campionati Open USA di Milwaukee.

 

 

1981 - WR 200 FA (2:05.96) e 100 FA  (57.93) Brown Deer, Wisconsin  (ishof.org)

 

 

 

Qui nei 200 vinse in 2’05”96, nuovamente record mondiale, un tempo “maschile” ottenuto da una straordinaria ma filiforme ragazzina acqua e sapone. Si sprecarono gli “oh” di meraviglia, ma Mary T. doveva ancora estrarre il coniglio dal cilindro. Tre giorni dopo aver vinto i 200, scese in acqua nella distanza breve e al tocco della piastra il tabellone mostrò 57”93, un secondo e 33 centesimi meglio di quanto fatto nell’aprile di un anno prima, una progressione così imponente da lasciare senza fiato. Il pubblico rimase ammutolito per un attimo, prima di esplodere in una standing ovation.  Per dare un parametro, diciamo che la seconda classificata dei 100 delfino fece segnare 1’00”74, mentre nei 200 il distacco tra Mary T. e la medaglia d’argento fu di 6”50 pari a circa quindici metri!

 

Il divario tra Mary T. ed il resto delle farfalliste mondiali era così fuori dagli standard, da non poter essere quasi narrato. Bisognava essere presenti e vedere, per poter capire esattamente cosa gli statunitensi intendessero quando la chiamavano “Madame Butterfly”. Per rendere meglio l’idea, neppure il celeberrimo e grandissimo Mark Spitz – 7 ori alle Olimpiadi di Monaco ’72 e dominatore dello stile libero veloce, ma soprattutto del delfino – era stato in grado d’infliggere simili distacchi ai suoi avversari.

 

Eppure, nonostante la sua enorme superiorità, Mary T. vinse in carriera molto meno di quanto avrebbe meritato.

 

Già detto dei due ori mancati alle olimpiadi moscovite, nel 1982 Meagher prese parte alla 4a  rassegna iridata che si tenne a Guayaquil, Colombia. Come praticamente tutto il resto della squadra statunitense, Mary arrivò in calo di forma, causa errori nella programmazione che gli Stati Uniti fecero purtroppo in diverse occasioni in quegli anni cruciali. Negli anni Ottanta, infatti, arrivare al grande appuntamento annuale in forma più o meno appannata costava molto caro, la concorrenza del resto del mondo si era fatta molto agguerrita e la supremazia a stelle e strisce non era più quella di anche solo 10 anni prima, quando agli americani era sufficiente entrare in acqua con le riserve per battere gli avversari. Soprattutto nel settore femminile, con la DDR che schierava sempre nuove atlete super anabolizzate, non essere al top al momento dello scontro significava esporre il fianco alla stoccata avversaria. Nel 1982 quasi tutti i migliori nuotatori USA fecero una splendida annata, ma ahimé prima e dopo i mondiali, toccando il punto più basso del rendimento estivo proprio a Guayaquil. Nei 100 metri Mary T. vinse lo scontro con la tedesca Ines Geissler, 59”41 contro 1’00”36. Non andò altrettanto bene nei 200, la Geissler rifilò un secondo e rotti alla Meagher, 2’08”66 a 2’09”76. E pensare che ai trials di Mission Viejo la statunitense era stata capace di 2’07”14, miglior prestazione mondiale stagionale, tempo che rimase imbattuto per il resto dell’anno!

 

Inutile piangere sul latte versato, si dirà, ma se quasi tutta la squadra USA ebbe un incredibile calo proprio ai Campionati mondiali (per poi riprendersi nelle competizioni successive in chiusura d’estate), la beffa per la ragazza di Louisville fu ancora più amara, se consideriamo il fatto che solo una Meagher in piena condizione poteva opporsi – a suon di classe e leggerezza – all’azione potente delle muscolate virago DDR. La ragazza entrò in crisi, nell’estate dell’anno successivo - non ancora completamente ripresasi dallo shock - vinse solo i 200 ai campionati nazionali, finendo però quarta nei 100.

 

Ci volle la molla dei Giochi Olimpici 1984, tra l’altro “in casa”, a Los Angeles, per ridare verve e voglia di rinascere a Mary T che, nel frattempo, era entrata all’università di Berkeley e aveva iniziato a vincere titoli NCAA a ripetizione.

 

Quasi tutto il famoso team che aveva dominato i mondiali di Berlino 1978 si qualificò per i Giochi Olimpici, che esercitarono un irresistibile richiamo su un’intera generazione di nuotatori statunitensi che ancora non aveva partecipato ad un’Olimpiade, essendo incappata nel boicottaggio del 1980.

 

Sull’onda della grande determinazione messa in gioco da tanti campioni per rientrare ad alto livello (alcuni si erano ritirati dalle competizioni per alcuni anni), anche la Meagher tornò sui suoi migliori standard, e lo si vide ai trials di qualificazione di Indianapolis. Si qualificò nei 200 con un gran tempo (2’07”53), lasciando la Hogshead a quasi 4 secondi. Nei 100 strappò il visto per Los Angeles scendendo per l’ennesima volta sotto il minuto (59”40), ma non vinse la gara, preceduta da una giovanissima Jenna Johnson che fece segnare 59”08.

 

L’importante era comunque aver strappato il pass per i Giochi, dove l’obiettivo era vincere la medaglia d’oro.

 

Dopo lo “sgarro” di quattro anni prima, si temeva una vendetta dei paesi del blocco sovietico, che puntualmente si verificò: senza un’apparente motivazione che non fosse quella – mai ammessa dai dirigenti del Kremlino – di vendicarsi sugli americani rovinando la “loro” edizione dei Giochi, ecco annunciato il secondo boicottaggio ai Giochi Olimpici, questa volta a danno degli atleti di URSS, DDR, Bulgaria, Romania, Ungheria, Polonia ecc., che rimasero a casa mentre i loro avversari occidentali si davano battaglia in terra californiana.

 

Un po’ per uno non fa male a nessuno, recita un antico proverbio nostrano … oppure fa male a tutti e due, per due edizioni dei Giochi i risultati furono parziali e a rimetterci – oltre agli atleti dei due blocchi – fu lo sport, ridotto in schiavitù dalle beghe politiche.

 

Ai Giochi di Los Angeles – come prevedibile – la squadra di casa fece di tutto per non far rimpiangere gli assenti e per vincere il più alto numero di medaglie. L’impresa riuscì per due motivi: l’assenza di validissimi avversari del blocco dell’Est (si pensi a Vladimir Salnikov) e lo stato di grazia del team USA, che si guardò bene dall’emulare il flop di Guayaquil.

 

Anche la libellula Mary T. Meagher fece faville, e vinse 3 ori: 100 farfalla in 59”26 (la Johnson rimase sopra il minuto), 200 farfalla in 2’06”90 dilagando sulle avversarie (l’australiana Phillips finì a quasi 4 secondi, e si trattava di una finale olimpica), più la staffetta 4x100 mista insieme a Theresa Andrews (dorso), Tracy Caulkins (rana) e Nancy Hogshead (stile libero). Ottima la frazione interna di Mary T., 58”04.

 

Vero che mancavano le tedesche est, ma a Los Angeles in campo femminile si videro in vasca le più forti nuotatrici al mondo tra quelle “normali”, e gli ori di Mary T. erano più che mai legittimi, a sottolineare una superiorità che solo gli intrallazzi chimici potevano insidiare.

Si sarebbe potuta ritirare, dopo il trionfo olimpico, ma aveva solo 20 anni la libellula, e anche nel nuoto si stava da qualche anno prolungando l’attività agonistica come accadeva da tempo in altri sport. Inoltre gli studi universitari facevano da volano per favorire il prosieguo dell’impegno agonistico.

 

Così la Meagher continuò a macinare vasche mentre buona parte del team americano vittorioso a Los Angeles si ritirò dalla scena agonistica.

 

Il nuoto USA mostrò ottime cose nel 1985, e Mary T. si dimostrò all’altezza della sua fama, facendo registrare ai nationals estivi le migliori prestazioni mondiali stagionali nelle sue gare: 59”28 e 2’06”89. Poi vinse alla grande le sue gare ai Pan Pacific di Tokyo (59”16 e 2’07”33) per terminare l’annata con due ori alle Universiadi di Kobe (59”81 e 2’07”32). Una consistenza di risultati che consolidò la sua leadership mondiale in ottica campionati iridati di Madrid ’86.

 

Ed eccola in gran spolvero nell’annata successiva. Dopo una buona stagione invernale, ai trials di Orlando in Florida Mary T. vinse agevolmente le sue gare (59”20 – 2’06”39) e si qualificò pure nello stile libero.

 

Ma alla rassegna iridata nella capitale spagnola la squadra USA – incredibilmente – riuscì a ripetere il disastro di 4 anni prima in Ecuador. La lezione evidentemente non era servita, e furono ripetuti gli errori di programmazione. Arrivarono in calo di forma quasi tutti – maschi e femmine – cogliendo ben poche vittorie rispetto alle previsioni, tempi di Orlando alla mano. 

 

Mary T., dopo un discreto avvio (bronzo nei 200 sl alle spalle del duo tedesco-est), collezionò un altro bronzo, ma stavolta nella sua gara dei 100 delfino (!), nella quale la coppia Cornelia Gressler / Kristin Otto la precedette sul traguardo. Il peggioramento dell’americana di quasi 8 decimi rispetto ai trials (59”98) lasciò campo libero alle tedesche, che viceversa si migliorarono cronometricamente, ma che non avrebbero vinto contro la libellula formato Orlando. Nella doppia distanza, pur peggiorandosi di 2 secondi rispetto al suo record stagionale, Mary fu prima con oltre due secondi di margine sulla coppia DDR, e raccolse l’unico oro in questi campionati. Nella staffetta 4x200 stile libero, infatti, nonostante una sua ottima frazione sotto i due minuti, gli USA cedettero il primo posto alle nuotatrici DDR.

La delusione delle gare iridate giocò senz’altro un ruolo determinante nella volontà agonistica della ragazza di Louisville. Nel 1987 – anno di Pan Pacifics, Universiadi e Panamericani - la libellula restò defilata, ma nessuna notizia di ritiro agonistico trapelò. In effetti, il richiamo della rassegna olimpica ’88, la prima a ranghi completi dopo quella di Montreal 12 anni prima, era troppo forte per moltissimi atleti che avevano gareggiato in una delle due edizioni “monche”.

Ed ecco che nella primavera ’88 si vide nuovamente Meagher protagonista, vittoria agli US indoor Champs nei 200 delfino (2’10”75), nonostante un passaggio in Italia al meeting di Rozzano l’avesse vista in ritardo di preparazione. Non arrivò in ritardo ad Austin, alle selezioni olimpiche ante Giochi di Seoul: seconda nei 100 dietro Angel Myers (59”77 vs 59”92) e prima nei 200 (2’09”13). Il biglietto per la sua seconda olimpiade era staccato, per Mary T. iniziò l’ultima, grande avventura competitiva. Quasi un decennio era passato dalla sua repentina ascesa sul tetto del mondo, e la libellula – pur continuando a nuotare con classe eccelsa – non faceva più i tempi di qualche anno prima. Nei 100 metri vinti dalla tedesca est Kristin Otto in 59”00, la Meagher fu solo settima, peggiorandosi di un secondo rispetto ai trials. Ma la gara sulla quale aveva puntato era la doppia distanza, e si era preparata a puntino per resistere alle nuove e vecchie avversarie. Il livello dei 200 delfino di Seoul non fu granché, e questo giocò a suo favore, perché nuovamente la libellula si peggiorò rispetto a quanto fatto nelle selezioni preolimpiche: 2’10”80 le valse il bronzo, dietro le tedesche est Nord e Weigang (2’09”51 / 2’09”91): con il tempo di Austin avrebbe ripreso l’oro. Bisogna dire che questa coppia DDR non era – doping a parte – di classe eccelsa, vinceva grazie alla scarsità di talenti del momento ed al calo di rendimento (inevitabile?) dovuto all’età della Madame Butterfly, che purtroppo in tanti appuntamenti importanti arrivò in forma appannata, perdendo ori preziosi proprio a causa dei peggioramenti cronometrici nel corso degli scontri con le avversarie DDR. Le graduatorie mondiali stagionali la videro ancora capeggiare la truppa delle delfiniste nei 200 metri, così la libellula sigillò la sua ultima annata da nuotatrice.

Rimasero, a testimonianza del suo enorme talento, i record mondiali stabiliti nel 1981, che furono battuti solamente molti anni dopo: nel 1999 quello dei 100 ad opera di Jennifer Thompson, nel 2000 quello dei 200 per mano di un’altra famosa Madama Butterfly, l’australiana Susan O’Neill. Questi due record mondiali così longevi (quasi vent’anni nel nuoto sono un’enormità) sono stati paragonati al record del salto in lungo di Bob Beamon, quell’8.90 che rimase sul tetto del mondo per 23 anni.

Mary T. è oggi la signora Plant, avendo sposato l’ex pattinatore di velocità Mike Plant, e vive in Georgia, con il marito ed i due figli Madeline e Drew. A Louisville, sua città natale, le hanno intitolato un centro acquatico.

 
Donty
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