Sondaggi
 
...
 
Newsletter
 
 
 
sottoscrivi      rimuovi
Friends
 
federnuoto
deepblue

agendaDiana
Invia articolo Stampa articolo
INTERVISTE-PROFILI - 10/09/2013
Correva l'anno 1973
Omaggio a Novella

 Ero una ragazzina di qualche anno più giovane di Novella in quei giorni di settembre 1973 quando si disputò a Belgrado la prima rassegna iridata del nuoto. Nel corso della settimana avevo seguito al meglio che le condizioni familiari mi consentivano (un televisore 11” bianco e nero) le gare nella capitale dell’allora Jugoslavia, entusiasmandomi per le due medaglie di bronzo conquistate nei  400 sl e  400 misti ed il bronzo mancato per un pugno di centesimi nei 200 misti (sarebbe stato un exploit senza precedenti, un podio mondiale sui 200 metri per una fondista come la Calligaris). A dire il vero, il bronzo dei 400 misti era risultato un po’ stretto, sapevo che Novella aveva preparato meticolosamente tale distanza, dopo il 3° posto olimpico dell’anno precedente, arrivato un po’ a sorpresa.  La notte prima della gara un problema ad un dente non le diede tregua, impedendole il sonno e costringendola infine ad andare urgentemente da un dentista, compromettendo di fatto la sua freschezza atletica e consentendo alle due virago targate DDR (la ex Repubblica Democratica Tedesca) di batterla in maniera netta e scorretta (dato che erano abbondantemente imbottite di steroidi). Ma – nonostante la sconfitta – fu chiaro che Novella era in condizioni di forma strepitose, si migliorò di 2’ rispetto a Monaco ’72 a dispetto della notte insonne. Attesi quindi con trepidazione che arrivasse il giorno degli 800 sl, che si sarebbero disputati nell’ultima giornata dei Campionati Mondiali, domenica 9 settembre.

E qui inizia il tragicomico della vicenda mia personale: la mia famiglia andava nel weekend in una zona premontana poco frequentata della provincia di Torino, la domenica sera si doveva rientrare in città.

Per qualche ragione che tuttora mi è incomprensibile, mia madre (la padrona di tutti gli elettrodomestici di casa, radio e TV compresi), fece spegnere il televisore a metà telecronaca del tardo pomeriggio, cioè al termine dei 100 sl maschili. Dall’inizio della telecronaca Giorgio Martino aveva ripetuto più e più volte la sequenza delle gare: 100 sl femminili, 100 sl maschili, 800 sl femminili, 4x100 mista maschile a chiudere, come sempre, la rassegna. Più e più volte aveva ricordato che l’Italietta del nuoto, a quei tempi sempre relegata nelle retrovie a celebrare tuttalpiù qualche record italiano ottenuto in batteria, aveva la sua stella più luminosa impegnata nella finale della gara più lunga. Fin quasi alla nausea aveva preannunciato l’evento, ricordando le due medaglie già vinte da Novella nei giorni precedenti, per essere sicuro di tenere incollati ai televisori tutti quei telespettatori che poco o niente sapevano di nuoto se non il nome della Calligaris, salita prepotentemente agli onori della cronaca (“dei media” si direbbe oggi) l’anno prima alle Olimpiadi.

La frase di mia madre: “spegnete quel televisore, qui c’è ancora da lavare i piatti prima di partire” cadde come una mazzata sul mio stomaco, ma nessuno osò replicare, men che meno io. Tutti in famiglia sapevano della mia passione natatoria e tutti – chi più, chi meno – cercavano di farmi capire che era in qualche modo “insana”. “Lo sport non dà da mangiare” era il ritornello che recitava spesso mio padre, mentre i miei fratelli e le mie sorelle (2+2, tutti più giovani) facevano a gara per reclamare il diritto a vedere qualcos’altro alla TV (sul canale concorrente, a quel tempo mamma RAI ne aveva solo 2) in quei rari casi in cui c’erano gare di nuoto teletrasmesse.  Per  qualche miracolosa coincidenza, i campionati di Belgrado si disputarono nel tardo pomeriggio e le varie giornate terminarono a ridosso del telegiornale serale, ragion per cui nei giorni precedenti ero riuscita a vedere quasi tutto.  Non avevo previsto che il trasferimento coatto di ogni fine settimana si sarebbe messo di traverso tra me e gli 800 sl che sarebbero entrati nella storia del nuoto italiano.

Lavai i piatti e li asciugai, mentre il resto della famiglia terminava serenamente le altre attività di chiusura della casa di campagna - indifferente alla mia quasi silente disperazione - poi salimmo tutti e 7 sulla 124 di mio padre (le norme di sicurezza attuali non erano ancora entrate in vigore). Viaggiai con l’ansia, visualizzando più e più volte la gara e ragionando dei miglioramenti cronometrici ottenuti da Novella nei 400 sl rispetto a Monaco e cercando di proiettarli sugli 800, un po’ preoccupata dalla presenza della statunitense campionessa olimpica Keena Rothhammer. Ero sicura che una medaglia sarebbe arrivata e speravo in un argento, non osavo neppure immaginare una vittoria. Le americane sembravano così grandi, forti, sempre con una mezza marcia in più. Le DDR invece non mi preoccupavano più di tanto, non erano ancora pronte al salto di qualità nel mezzofondo.

Dopo circa un’ora di viaggio arrivammo a Torino, il televisore che ci seguiva sempre uscì dalla sua custodia e finì – come ogni sera – nella camera da letto dei miei genitori. Non so quale trasmissione fosse in fase terminale (forse un film), ma sapevo che sarebbe iniziata di lì a poco la Domenica Sportiva e l’ansia mi chiudeva la bocca dello stomaco.

La trasmissione sportiva per eccellenza di solito dedicava il 90% della scaletta all’onnipresente e onnipotente calcio, chissà se qualcuno si sarebbe degnato di anticipare qualche notizia dei Mondiali di Belgrado? E chissà se papà e mamma mi avrebbero dato il permesso di vedere i primi minuti di trasmissione, prima di spegnere la TV perché a loro non interessava per niente la Domenica Sportiva?

Ricordo che non riuscivo quasi più a respirare mentre ascoltavo la sigla – seduta per terra ai piedi del lettone - fingendo semi-indifferenza perché qualsiasi altra manifestazione (ansia, gioia, trepidazione, preoccupazione, ecc.) sarebbe stata giudicata “eccessiva” per un evento “marginale” come una gara sportiva e avrebbe potuto causare uno spegnimento anticipato del “francobollo” come mio padre usava chiamare il televisore.

E poi apparve Tito Stagno, il conduttore della DS, che magicamente esordì con la frase: “Novella Calligaris ha vinto il titolo degli 800 sl a Belgrado stabilendo il nuovo record mondiale. Vi riproponiamo per intero la telecronaca della gara, con il commento tecnico di Giorgio Martino”.

Come in un sogno, rimasi incantata a vedere le 16 vasche della marcia trionfale di Novella, che solo nei primi 250 metri trovò una certa resistenza da parte dell’americana Harshbarger (futura primatista mondiale), poi passò in testa e proseguì la sua azione inarrestabile sempre in vantaggio sui passaggi del record, fino al tocco finale che le diede l’oro e la consegnò alla storia come primo nuotatore italiano a vincere un titolo iridato e a stabilire un record mondiale.

Quell’8’52”97 mi danzò nel cervello per tutta la notte successiva, notte agitata e popolata di sogni strani, notte in cui non cessai di ringraziare in cuor mio Tito Stagno per aver voluto trasmettere interamente la telecronaca che mi ero persa in diretta.

La mia memoria numerica mi ha consentito negli anni di memorizzare migliaia di record mondiali, europei, italiani, nonché i tempi che hanno via via assegnato  medaglie nelle grandi rassegne internazionali.

Ma il record di Novella ha sempre occupato un posto speciale e lo uso spesso… come? E’ un segreto!

 
Donatella
[home page]   [torna indietro]

Share/Bookmark